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67 COLONNE PER L'ARENA DI VERONA
Il nostro Presidente Carlo Bonetti ha deciso di sostenere il progetto "67 Colonne per l'Arena di Verona" per unire Verona e Vicenza nel segno dell'Arte.  Qui l'intervista completa, uscita il 12 novembre sul quotidiano l'Arena. «Vogliamo unire Verona e Vicenza nel segno dell’arte» La soddisfazione di Carlo Bonetti che guida anche il Gruppo Fimauto. «Un esempio della collaborazione positiva tra pubblico e privato» La passione per l’arte e la cultura Carlo Bonetti l’ha declinata in diversi modi, negli anni. Nel 1999 ha acquistato, insieme a Manuela Bedeschi, Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, un magnifico esemplare di villa veneta progettata dall'architetto Andrea Palladio nel 1542. Insieme l’hanno ristrutturata, in un dialogo continuo con artisti e architetti che hanno dato il loro contributo fondamentale, restituendole il fascino originario: oggi la villa ospita concerti, appuntamenti culturali, mostre d'arte contemporanea e guarda oltre i cancelli del parco. Anche oltre i confini vicentini. Carlo Bonetti, che è anche presidente del Gruppo Fimauto che conta una serie di concessionarie Bmw e Mini distribuite nelle due province, ha voluto dare il suo contributo a un altro simbolo dell’arte, questa volta veronese. E con la sua Villa Pisani Bonetti ha deciso di supportare il progetto 67 Colonne dell’Arena, «perché ci piace unire vari tipi di arte e due province meravigliose come Verona e Vicenza». Perché ha voluto sostenere questa iniziativa? «Mi è piaciuto innanzitutto lo spirito con il quale la direzione della Fondazione Arena si è rivolta aglii imprenditori veronesi perché potessero dimostrare il loro amore per la città così duramente colpita dalla pandemia: è stato un periodo difficile per tutti i settori, lo è stato in particolare per le attività dell’Arena».   Cosa rappresenta per lei questo anfiteatro, simbolo della città? «In inverno vivo a Verona e in estate a Lonigo ma spesso, durante la stagione calda, imbocco l’autostrada e vado in città per assistere agli spettacoli del festival lirico. Sono molti gli aspetti che mi legano all’Arena: gli eventi musicali di ogni tipo, dall’opera ai concerti, tutti caratterizzati dal profumo dell’estate. I tanti veronesi che partecipano anche nei ruoli di contorno, come le comparse, e i volontari della Croce Verde. Ma anche tutto l’indotto, come i commercianti che vendono prodotti legati al festival o ai concerti che animano quel grande teatro, oltre alla presenza costante di tante stelle internazionali che arrivano a Verona per godere di tanta bellezza. Ci sono molti aspetti che storicamente contribuiscono a rendere grande l’Arena, a renderla celebre nel mondo».   Il nostro Paese è probabilmente il più ricco di patrimonio artistico e culturale, la cui tutela ricade storicamente sulle spalle dello Stato. Crede sia importante una collaborazione tra pubblico e privato per proteggere l'arte, preservarla e consegnarla alle prossime generazioni? Rientra anche questo tra i "compiti" di un imprenditore illuminato e legato alla cultura? «Credo fermamente nella collaborazione tra pubblico e privato e il progetto 67 Colonne ne rappresenta un efficace esempio. Poi, possiamo dirlo senza alcun dubbio: in Veneto abbiamo il grande motore dell’imprenditoria che ogni giorno, con molta umiltà, esprime una grande forza».   Il progetto ha spinto molte imprese a collaborare insieme per un obiettivo comune: pensa che il nostro territorio sia ancora caratterizzato da individualismo o abbiamo imparato (complice anche la pandemia) a collaborare e fare rete? «Il progetto 67 colonne mi auspico possa continuare non solo per supportare l’Arena ma anche tutte le iniziative artistiche della città, arrivando a promuovere pure la provincia: Verona può contare su un territorio ricco di bellezze, dal lago alla Lessinia alla Valpolicella, che meritano di essere valorizzate e raccontate anche all’estero».   Durante la pandemia molte aziende, compreso il Gruppo Fimauto, si sono impegnata per sostenere il territorio, attraverso diverse iniziative. Cosa resta di tanta solidarietà dopo tutti questi mesi? «Sicuramente - ed stato evidente agli occhi di tutti - l’emergenza sanitaria ha stimolato la collaborazione tra aziende che hanno spesso fatto rete per un obiettivo comune: quello di supportare la comunità, le fasce di popolazione in condizioni di disagio e anche quei settori più in difficoltà. Ma sono convinto che questo sia solo un inizio di un nuovo Rinascimento».   Quindi in un certo senso, l’emergenza ci ha indicato una strada verso la quale andare. E alle sue concessionarie d’auto, come è andato quest'ultimo anno e mezzo? Con le nostre aziende non abbiamo solo aiutato chi era in difficoltà ma ci siamo messi già nelle prime settimane di lockdown a disposizione dei nostri clienti per le manutenzioni alle auto. Era troppo semplice dire “tutti a casa” per non rischiare nulla. Noi abbiamo preferito non solo rischiare ma anche dare tutto l’aiuto possibile a chi doveva muoversi in macchina per emergenza o per la necessità primaria di recarsi al lavoro. Oggi penso che i clienti ci stiano premiando per la vicinanza che abbiamo mostrato loro nei mesi più duri della pandemia. E ora, complice anche la carenza di prodotto, facciamo davvero fatica a soddisfare con rapidità le richieste di tutti i clienti che hanno voglia di comperare l’auto. Articolo di Francesca Lorandi.    


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